Ti si affollano nella mente
Prendono forma, cambiano, mutano
Si affollano sulle labbra, sulle dita
Fremono per uscire, essere ascoltate, lette
Poi ti sembra di averle afferrate, guidate, strutturate
Che abbiano preso forma
E quando finalmente escono ...
Sono suoni e caratteri mai adeguati a esprimere la forma che le ha ispirate
Mai sufficienti per trasmettere cio' che le ha generate
Eppure senti che la parola giusta c'e'
La parola, il nome da forza e forma eppure...
Eccola
E' li
Perfetta unione di forma e sostanza
Ma quando provi a imbrigliarla
A metterla nero su bianco ecco che ti sfugge e ...
Torni di nuovo a pensare parole alla ricerca della frase che esprima il pensiero che la ha generata
E cosi in un circolo infinito alla ricerca di qualcosa che forse nn c'e'.
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Ci sono momenti in cui vorresti essere "normale".
Ci sono istanti in cui vorresti essere come tutti.
Pensare come tutti.
Sognare come tutti.
Accontentarti come tutti.
Ci provi e poi...
Scopri che c'e' qualcosa di diverso.
E allora il mondo si illumina di mille colori e niente e' come era prima.
Niente e' come dovrebbe essere.
Niente e' ....
Allora sorridi a chi incontri.)
Allora sorridi a te stesso.
Folle in un mondo di savi.
Unico savio in un mondo di folli.
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Questa storia e' di tanti anni fa, sembra passata una vita.
Mi rendo conto che la ho raccontata tante volte, eppure mai ho provato a metterla per iscritto.
C'e' chi dice che la meta non conti, che conti solo il viaggio.
Non lo so, qui la meta e il viaggio sono stati un tuttuno, legati senza soluzione di continuita'.
Non so se saro' in grado di trasmettere cio' che e' stato, cio che e'.
Era un giorno di febbraio, un giorno come tanti, un momento che non ricordo, quando sentii che la mia vita era a una svolta.
Due mesi dopo salutai alcuni cari amici e i miei genitori.
Prendere lo zaino, metterci dentro qualche calzino, mutande, fruit, un sacco a pelo, una pila, un coltello, un paio di scarpe da ginnastica.
Prendere la carta dell'italia e la gettarla insieme al resto.
Indossare la camicia verde con la colomba, un paio di jeans scoloriti, un fazzoletto rosso con il bordo bianco.
Gesti meccanici senza pensare, esperienza di tante uscite.
Un pane e una forma di pecorino per quando non ci sarebbe stato altro.
Lo zaino in spalla e poi la strada.
L'asfalto scorre, ma il corpo nn e' allenato, i mesi di studio e di lavoro si ribellano.
Un passo dopo l'altro.
Le spalle indolenzite da un peso non abituale.
Bere, mangiare e trovarsi senz'acqua dopo pochi kilometri.
Un cancello, una signora,
"Mi scusi potrebbe darmi un po' d'acqua?"
Lo sguardo curioso, "Dove vai?", "Ad Assisi"
"Ci vorra' molto?" "Nn lo so"
"Ecco l'acqua e questi biscotti, e poi questa mela"
"Grazie"
"No grazie a te, posso chiederti un piacere?"
"Certo"
"Prega per me quando arrivi"
Il cammino riprende, essersi fermati non e' stata una buona idea.
Le gambe fanno male, i piedi meglio non pensarci.
Un passo dopo l'altro.
Il sole scende.
Le giornate sono lunghe, ma forse non abbastanza.
Una casa in lontananza, un porticato.
Sembra abbandonata.
Disinfettare il solito ago con la fiamma e bucarsi le galle.
Ai piedi si pensera' poi domani
Il sacco a pelo steso.
Mettersi dentro e ....
Neppure il tempo di pensare.
Il sonno arriva.
Una preghiera quasi frettolosa.
E il sonno ristoratore.
La mattina il sole bussa.
Alzarsi per scoprire che l'umidita' ha bagnato il sacco.
Che le ossa scricchiolano.
Prepare di nuovo lo zaino.
I biscotti sono finiti.
Un pezzo di pane.
Un po' d'acqua.
La prima fetta di formaggio.
A pochi passi una casa abitata.
Un cane che abbaia.
Chiedersi dove fosse la sera prima.
Di nuovo sulla strada.
Una scuola, bambini che ti guardano sorpresi.
Ma la strada e' lunga.
Camminare, un nuovo paese.
E ora? E' tardi per proseguire, ma non c'e' un luogo dove fermarsi.
Bussare a una casa per sapere come vanno le partite.
Sguardi diffidenti.
Niente domande.
Uscire e trovarsi tra gli olivi.
E' umido, ma non c'e' tempo.
I piedi urlano.
Le gambe non vogliono andare avanti.
Stendere il sacco e lasciarsi vincere dal sonno.
Il giorno dopo Monteriggioni.
La casa di un amico.
La faccia sorpresa di chi vede arrivare un viandante.
Due giorni di ospitalita'.
La Santa Messa
La richiesta, se sia possibile avere un vangelo, uno di quelli della cresima.
"No sono finiti, pero' ho questo e' il mio prendilo"
"Veramente non vorrei disturbare"
"Insisto ti fara' compagnia"
"Grazie"
Poi la cena in famiglia, ricordi ancora la nonna
E il giorno dopo quando riparti:
"Prendi questo, e' miele, ti sara' utile"
Odi il miele ma nn puoi dirglielo
Lo metti in borsa
Ripartire un passo dopo l'altro
E' tardi, ma sei riposato
Arrivare a Siena
Sulla sinistra una chiesa
Entrare dentro
Non c'e' nessuno
Lo zaino poggiato per terra
Inginocchiarsi
Sentirsi a casa
Non essere solo
Il tempo passa
Il tempo nn ha senso
Nessuno mi aspetta
Pregare
Parlare
Ascoltare
Semplicemente assaporare
Una mano sulla spalla:
"Che fai?"
"Niente mi scusi mi sono fermato a pregare, se deve chiudere esco"
"Nessun problema, ma cosa fai? Dove vai"
"Vado ad Assisi"
"Come mai?"
Il cuore scoppia, tutte le motivazioni erompono e si riversano su quello sconosciuto
"Ci vado per una promessa a un amico che non e' più', ci vado per me, ci vado per tutti coloro che con la loro vita hanno cambiato la mia"
"Sicuro sia solo per questo?"
"Si"
"Sei strano, di gente che fa il tuo percorso ne passa qualcuno, nn moltissimi ma qualcuno e tu sei diverso"
Non sapere se sia un complimento
"Ora devo andare devo uscire dalla citta' per trovare un posto dove dormire"
"Rimani qui, quella e' la sala del catechismo puoi dormire per terra almeno non avrai freddo"
Sdraiarsi
Prepararsi a mangiare un po' di pane
Una voce ti invita a condividere una minestra calda
Poi il sonno
Qualcuno bussa c'e' la messa
Alzarsi
Pregare
Preparare lo zaino
Colazione e un saluto
"Che la grazia di Dio sia con te"
Solo ora, dopo 12 anni, ricordo quelle parole, la discussione della sera precedente sul significato di "essere graziati"
Uscire dalla citta'
Riprendere il passo
I piedi fasciati
Le gambe che iniziano ad abituarsi e quando nn ce la fanno un po' di miele fa miracoli
Un passo dopo l'altro
Nessun obiettivo
Una sola semplice meta
Piove
Togliersi tutto
E lasciare che l'acqua ti bagni
Che le gocce di pioggia righino il volto
La schiena
Ti guardi intorno non c'è nessuno eppure ... non sei solo
Poi arrivare in un paese
Gettarsi sugli scalini della chiesa
E' il tempo del vespro
Ti dicono che il parroco nn c'e' e nn tornera'
Preghi
Ti riposi
Poi una mano sulla spalla
Alzi lo sguardo
"Ciao sono don ..."
Sorpresa stupore
L'invito a dormire nella sala parrocchiale
La cena frugale
Di nuovo il sonno
La mattina un saluto e si riparte
Il pane e' duro
Ma con un po' d'acqua si rimedia
I kilometri sembrano non passare
Ancora una chiesa
Il parroco che ti guarda male
"Chi sei? Da dove vieni? Dove vai? Perche'?
Qui non diamo ospitalita' dovrai andare da un'altra parte"
Stai per uscire dalla chiesa
Poi una domanda
"Chi e' il tuo cappellano?"
"Don Raimondo"
"Sicuro"
"Si"
"Come faccio a essere sicuro che lo conosci?"
Non sai cosa rispondere, poi: "che sa fare il ciuco"
Lo sguardo si rasserena
"Ok puoi dormire nella scuola ma domani mattina devi andare via presto"
Freddo
Niente luce
Ti sistemi
Ti metti a mangiare l'ultimo pezzo di pane
Qualcuno sale le scale
"Permesso?"
Una minestra calda
"Solo perche' conosci Raimondo"
Ma l'ombra di un sorriso vela quegli occhi stanchi
La mattina alle 6:30 sei di nuovo in marcia
La giornata e' lunga
Un paese. poi un altro
E ancora un km
Le gambe vogliono fermarsi
La strada prosegue a diritto
A sinistra compare una salita e in cima il paese, la chiesa
Non sai perche'
Ma giri
Sali
Un passo dopo l'altro
I piedi che urlano
La chiesa e' aperta
Sei di nuovo a casa
Intorno una pace irreale
Sono le 19 ti metti a pregare su una panchina fuori sotto un albero
Non c'e' niente solo tu e il mondo
Qualcuno si avvicina
La solita domanda: "dove vai?" "Perche'?"
Rispondi
Il parroco non c'e' pero' per stanotte puoi dormire in un posto che so io, ci stavano gli immigrati
Sedie, tavoli, materassi, coperte, scatoloni, un unico ammasso
Fai spazio per il sacco e ti prepari per la notte
Sono le 21 la porta si apre
Uno sguardo gioviale
Nessuna domanda
Solo: "vieni a cena con me"
Non lo domanda lo offre
Una pizza, una birra e chiacchiere di sconosciuti che raccontano le proprie vite come amici di vecchia data
La mattina si riparte
Un biglietto di ringraziamento
Altri paesi
Altri sguardi curiosi
Scegliere se scollinare o dormire sul lago
Voler mettere qualche altro kilometro sotto i piedi
Bussare
"E' tardi nn c'e' nessuno cosa volete?"
"Sono un pellegrino mi chiedevo se..."
Neanche il tempo di finire la domanda
"Ho detto che nn c'e' posto per nessuno se ne vada"
Lavarsi nella fontana del paese
Tornare indietro tra gli ulivi
Dormire sotto il cielo che nn e' mai stato tanto stellato
La mattina svegliarsi con un cane che ti lecca
Lo sguardo curioso del padrone
Un sorriso
Un saluto
Di nuovo lavarsi al centro del paese
Poi continuare
Direzione Perugia
Un po' di miele
Un po' di pane
Perugia finalmente un convento
Ma nn c'e' posto
Nn possono ospitarti
Nn possono ....e ti accompagnano alla porta
Sono le 2030
Ti siedi
Preghi
Ti godi l'aria
Nessuna rabbia
Nessun rancore
Gli ospiti del convento escono
Ti chiedono "chi sei?"
"Cosa fai?"
"Perche' sei li?"
Rispondi
Si scusano, ma nn ce ne e' bisogno
Sai bene che la paura puo' portare gli uomini a chiudere il proprio cuore
Ti indicano una scala
Un punto protetto
Vai li e vedrai
Si sta bene
E' riparato
Ti appoggi
La porta si apre e ....
Il padre guardiano ti fa entrare
Silenzio
"Il generale nn vuole, ma se nn lo sa nn puo' opporsi"
Una stanza
Doccia calda
Davanti alla porta un petto di pollo
Un bicchiere di vino
2 mele (una la conservi per il giorno dopo)
Ora puoi riposare
Fuori cantano
Il vento ti culla
La mattina esci, fuori dalla porta una banana e un bicchiere di latte
Neppure la possibilita' di ringraziare
Altri kilometri
Poi arrivi in fondo alla discesa
Non hai mai ricordato come sei salito
Entri nella basilica
Lo zaino a destra contro il muro
Tu in ginocchio
Piangi
Ridi
C'e' la messa
Assapori quel momento
Tanta gente
Lo scambio della pace
Una ragazza ti da la mano
"Che la pace sia con te"
La vedi allontanarsi e tornare dall'altra parte della cappella
Esci
Cerchi dove dormire
Tutto e' pieno
Tutto e' esaurito
Per mangiare ti indicano la mensa, ma potrebbero avere finito
Una minestra calda
La gioia di un sorriso
Ti guidano a un casale
E finalmente un posto dove mettere radici
Sei arrivato troppo presto
Il giorno dopo ci sara' il cambio dei gruppi
Non e' un problema
Il pomeriggio dopo vai alla messa
Ti inginocchi
All'uscita ti avvii per tornare alla casa
Una mano sulla spalla
Ti volti e' la ragazza del giorno prima
"Chi sei?"
"Dino"
E' perplessa forse non ha capito il nome
"Con la enne" sorridi "perche' me lo chiedi?"
"Ieri quando sei entrato e poi oggi, non so ma i tuoi occhi sembra che ci sia qualcosa di particolare in te, volevo dirtelo ieri, ma bhe te lo dico ora"
Spiegare perche' sei li e salutarsi
In quei 30gg in tanti ti hanno detto che ero diverso, particolare, strano.
Questo racconto e' dedicato a tutti coloro che ho incontrato, a tutti coloro che pur avendo paura hanno saputo aprire il loro cuore.
Questo racconto e' dedicato a coloro che non avranno paura di essere diversi, particolari, strani.
Questo racconto e' dedicato a chi mette in gioco la propria vita per un viaggio.
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Passeggio per Firenze, una citta nella quale vivo da 10 anni e che non conosco
La mente vaga, lo sguardo si alza in cerca di qualcosa che non c'e'
I piedi guidano, le dita scrivono e gli occhi guardano assorti
Ci sono palazzi cosi brutti che ti chiedi come possa l'uomo averli ideati
Ci sono squarci di luce, di vita che ti rigenerano
Uomini e donne che passeggiano, nella maggior parte dei casi ignorandosi completamemte, senza vedersi, ognuno chiuso nel proprio mondo di immense distanze e invisibili scudi
Una ragazza apre il portone, accanto a lei un ragazzo, avranno la stessa eta', lei ferma la porta con il piede per non farla chiudere, lui aspetta dondolandosi, in una mano una cartone per la pizza, l'altra ciondola al ritmo di una canzone invisibile.
Lei sta per entrare, lui sembra aspettare un cenno per poterla seguire.
Proseguo e ...chissa' come finira'.
Chissa' per quante volte ancora lui la aspettera'. Chissa' se ora stanno mangiando insieme quella pizza ormai fredda.
Piccole storie che non conosciamo, ne conosceremo.
Pochi metri e incrocio un amico di altri tempi, compagno di un'epoca lontana.
Sembrano secoli eppure sono pochi anni.
Un saluto, la stanchezza delle parole che non escono, un sorriso e poi "ciao e' stato un piacere"
Di nuovo in cammino, un collega, due chiacchiere e qualche metro di strada insieme.
Classici commenti da uomini e le strade che si dividono.
La mente vaga, pensieri, sapori, odori.
Guardare le persone, piccoli gruppi e in quei gruppi tanti indiividui.
Locali che si alternano, le gambe guidano su percorsi conosciuti.
Sorrisi sconosciuti illuminano la notte.
Qualcuno salta in una piazza, piccola dimostrazione di personalita' per la folla sugli scalini?
Il mistero si svela quando, da quella piccola folla, esce una ragazza e lui le si avvicina, la circonda.
Un vicolo, le luci inadeguate, l'odore inconfondibile di chi ha bevuto troppo e poi si e' liberato, strade sconosciute di una citta' estranea.
Qualche, passo ancora nuove luci.
Passi affrettati di chi litiga andando a casa.
"Nessuno l'ha fatto a posta, nemmeno l'ha mi mamma l'ha fatto a posta di mettermi al mondo" parole con quell'accento che fuori dalla Toscana trovano simpatico.
Qualche bicicletta, una frenata.
Strani individui difficili da descrivere per chi ha sempre litigato con le parole.
Una porta si chiude, un ristorante abbassa la saracinesca. Lo sguardo stanco di una giornata di lavoro, maglietta sdrucita e poi ... la sorpresa, si ferma all'angolo. Il bip di un'antifurto e la SLK fiammante.
Lo sguardo si illumina di soddisfazione, la fatica e' ancora li, ma il sorriso sembra urlare che ne valeva la pena.
La piazza vuota e enorme ingoia i miei passi.
E le gambe continuano a guidare una mente assopita.
Un guardiano controlla un cancello, gli uffici.
Pura routine.
Sullo sfondo le macchine reclamano il loro predominio sull'uomo.
Le voci, che fino a pochi minuti fa rallegravano la notte, sono scomparse, per lasciare il posto ai motori, ai tombini che risuonano.
Motorini che sciamano come api, rumori, chiasso, un frastuono che sembra nato per negare l'uomo e poi... per pochi istanti, il tempo di un battito, torna il silenzio, miracoloso effetto di semafori rossi.
Passi solitari, qualcuno si nasconde per telefonare.
Il fiume scorre al mio fianco, immobile riflette le luci.
Qualche passo ancora e scorre sotto di me.
Ricordi affollano la mente, ma non riesco ad afferrarli o forse nn voglio.
La luna guarda questa terra, cosi pallida e triste.
Le luci si riflettono e sotto al frastuono delle macchine un canto che proviene dal pub d'angolo.
Altre storie, altre persone, sorrisi, parole, musica, sogni, illusioni, scelte, barriere.
Ascoltare una citta'.
La mente che gia' riposa, gli occhi si chiudono.
E' tempo di riposare, pochi metri ancora e qualche rampa di scale.
E domani sara' una nuova storia, una storia normale.
Una storia che forse nessuno raccontera', ma che sara' unica e irripetibile, come ogni passo di questa strana cosa che chiamiamo Vita.
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Il dolore è parte di me.
Il dolore fa parte degli uomini.
Ti fa sentire vivo
Ti fa apprezzare le gioie delle piccole cose.
Ma non è mai (almeno non lo è per me) quulacosa che possa condizionare le mie scelte.
Il dolore è vita.
Ma è anche il modo in cui veniamo messi alla prova.
L'acciaio si tempra nel fuoco.
Quando poi si passa nell'acqua per raffreddarlo urla, ma ne esce più forte.
Il dolore vero ti lascia con un sorriso sulle labbra, perché sei passato attraverso il deserto e ne sei uscito.
Non sei più quello che eri, ma hai scoperto di essere molto più di ciò che sei stato.
Il dolore e la gioia sono due aspetti di una stessa medaglia.
E solo se avrò il coraggio di affrontare il mio dolore potrò tornare a gioire.
Mentre scrivo tutto questo sorrido.
Quel sorriso che stupisce chi mi conosce, perché la gioia è dentro di me, e tornerà a sgorgare per essere data agli altri.
Il dolore è solo un aspetto di quella serenità che qualcuno mi ha dato, e che nessuno potrà mai togliermi.
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